Dolci

Nadalin

Arriva il Natale e anche in cucina si inizia a pensare ai piatti da preparare durante le feste.

Da voi che si mangia a Natale? Quali sono i piatti della tradizione della vostra città o della vostra famiglia?

A casa mia solitamente la vigilia mamma Anna prepara una cena di pesce, per rimanere più leggeri e non addormentarsi prima della mezzanotte, momento in cui ci si scambiano gli auguri ed i regali. A Natale invece è un tripudio di carne e a casa nostra si prepara il bollito: come primo piatto tortellini in brodo e per secondo un grande classico della cucina veronese, il lesso con la Pearà,

ovvero carne bollita di vario tipo e cotechino, che vengono serviti con una salsa a base di pane grattugiato, parmigiano e tanto tanto pepe! Ad accompagnare il tutto giardiniera fatta in casa, mostarde varie, salsa verde…e se ancora c’è posto qualche foglia di insalata.

Si tratta di un pranzo ricco e abbondante, che per fortuna si fa solo una volta all’anno!

Ma come tutti i pranzi natalizi che si rispettino, ci deve essere un dolce. A Verona, direte voi, si mangia il Pandoro! Si, è vero, ma c’è un altro dolce meno conosciuto, che non manca mai sulla nostra tavola di Natale. Si chiama Nadalin, che in dialetto veronese significa Natalino. Si tratta di un dolce a forma di stella, ricoperto di mandorle tritate e zucchero a velo, che normalmente si acquista nei panifici.

Ne esistono due versioni: una più soffice, con la consistenza simile a quella della colomba, l’altra più rustica, che contiene nell’impasto fecola e bicarbonato, che lo rendono perfetto per essere inzuppato nel the o nel caffellatte.

Solitamente a casa nostra è la nonna Maria che lo porta: a me piace, mi ricorda momenti felici, passati insieme ai parenti tra chiacchiere e risate.

Quest’anno ho pensato di provare a prepararlo. Ormai lo avete capito, seguire le ricette non è il mio forte, quindi anche questa volta l’ho rivisitata un po’: invece di mandorle o pinoli, ho guarnito il mio Nadalin con granella di nocciole e zucchero, che mi piacciono di più. Per dare più aroma al mio dolce, non ho utilizzato ne vaniglia ne scorza d’agrumi, ma un goccio di Ouzo (un liquore greco all’anice) che ho comprato l’anno scorso a Cefalonia.

Il risultato è stato strepitoso: ho ottenuto un dolce soffice e profumato che piacerà a grandi e piccini, perfetto da gustare accompagnato con un bicchierino di Recioto.

Non vi resta che provarlo: allacciate i grembiuli e seguitemi in cucina, sono sicura che non ve ne pentirete.

 

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Ingredienti:

550 gr di farina

4 uova

180 gr di burro morbido

200 gr di lievito madre Licoli o ½ cubetto di lievito di birra sciolto in 100 ml di acqua tiepida

150 gr di zucchero

2 cucchiai di Ouzo

40 gr di nocciole tritate

1 pizzico di sale

zucchero a velo q.b.

1 stampo a forma di stella di carta

 

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Procedimento:

Nella planetaria o in una ciotola capiente verso la farina, le uova, il burro a pezzetti, lo zucchero, il lievito ed inizio ad impastare. Aggiungo l’Ouzo, il sale ed impasto fino ad ottenere un impasto omogeneo ed elastico.

Copro con un canovaccio e lascio lievitare per almeno 8 ore (se utilizzate il lievito di birra ne basteranno 4-6).

Una volta che l’impasto sarà raddoppiato di volume, lo trasferisco nello stampo.

 

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In una ciotola unisco le nocciole tritate con un paio di cucchiai di zucchero a velo, mescolo e distribuisco il composto sulla superficie del dolce.

Inforno a 160° per circa un’ora.

Guarnisco con zucchero a velo e lascio raffreddare prima di servire.

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